Il Festival di Sanremo 2026 giunge alla sua serata finale, confermandosi non solo come una gara canora, ma come il più importante laboratorio di trasformazione sociale e culturale del Paese. Questa quinta giornata conclude il percorso di 5 incontri che ha visto Forbes Italia e Warner Music Italy dialogare con le menti più brillanti dell’industria creativa. Tra stanchezza accumulata e grande soddisfazione, l’ultimo capitolo dei talk si interroga su cosa resterà di questa edizione e su quale direzione prenderà la musica nel prossimo futuro.
La musica come progettazione culturale: La visione di Annarita Masullo
La giornata si apre con Annarita Masullo, founder e CEO di Goodness Factory, che nonostante la fatica sanremese definisce la musica innanzitutto come una “comunità”. Per Narita, il lavoro discografico è pura progettazione culturale, un approccio che mira alla trasformazione della società più che al semplice business. Ricordando le battaglie intraprese durante la pandemia per i diritti dei lavoratori dello spettacolo, la Masullo sottolinea l’urgenza di riforme strutturali in un settore ancora fragile e spesso indietro su temi cruciali, come la rappresentanza femminile. “Per creare impatto culturale bisogna avere una trasformazione,” afferma, preferendo alla competizione del podio il talento di artiste come Levante, definita un esempio di stile, eleganza e personalità
Comunicazione creativa e l’era dei podcast: ScupLab
Il mondo della comunicazione a Sanremo ha visto quest’anno protagonista ScupLab, un collettivo di freelance che si occupa di ufficio stampa, curatela e risorse artistiche per format e progetti. Claudia Scuderi, co-founder dell’agenzia, ha raccontato il successo di Tintoria Podcast, una produzione originale di The Comedy Club, evidenziando come l’originalità oggi risieda nella specificità dei talent e in un linguaggio capace di mescolare satira e approfondimento. In un’epoca che rischia l’appiattimento e l’emulazione, la sfida per creator e imprenditori è restare fedeli alla propria identità senza copiare modelli esistenti. “Creare un contenuto significa attingere all’originalità… creare un’influenza è più appiattente perché devi andare dove vanno le masse,” conclude Scuderi, auspicando un ritorno alla spontaneità.
La presenza di un progetto come Tintoria a Sanremo vuole ricordare che il linguaggio della satira e quello della musica possono mescolarsi creando clash originali che ricordano il roasting, una forma di comicità che oltre oceano è praticamente istituzionalizzata, mentre ancora in Italia in contesti formali – come può essere anche il Festival di Sanremo – fatica ad essere del tutto compresa.
Lo styling come dialogo psicologico: Michele Potenza
L’immagine degli artisti sul palco è frutto di un lavoro meticoloso di ricerca e ascolto. Lo stylist Michele Potenza, che ha curato i look di numerosi big in gara, racconta come ogni abito nasca da un dialogo psicologico con il cantante per esprimerne l’esigenza e il progetto artistico. Potenza vede nella moda un circolo continuo che oggi premia chi sa mixare pezzi d’archivio e contemporaneità, ma soprattutto chi ha il coraggio di essere libero. “Oggi nella moda vince chi si sente libero e a proprio agio con i vestiti,” spiega, sottolineando come la coerenza stilistica sia fondamentale affinché il pubblico riconosca l’identità profonda dell’artista.



