Innovation

La pugliese Mirai Robotics raccoglie 3,5 milioni di euro per portare l’IA e i robot in mare

L’azienda sviluppa un sistema che comprende veicoli a guida autonoma, sistemi intelligenti, software e analisi dati per le missioni marittime

10 marzo 2026
Luciano Belviso Luca Mascaro Mirai Robotics
Innovation | Forbes.it — Luciano Belviso e Luca Mascaro, cofondatori di Mirai Robotics
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Forbes.it

È nata in Puglia Mirai Robotics, startup italiana di physical AI che propone un’infrastruttura robotica per il mare. Per svilupparla ha raccolto 3,5 milioni di euro di finanziamento pre-seed, cifra molto alta per gli standard italiani. L’operazione è stata guidata da importanti realtà del venture capital del Paese, come Primo Capital, Techshop e 40 Jemz Ventures. Hanno partecipato anche angel investor italiani e internazionali.

Che cos’è Mirai Robotics

In concreto, Mirai Robotics intende sviluppare un sistema che comprende veicoli a guida autonoma proprietari, sistemi intelligenti integrabili su flotte esistenti, software e analisi dati per il governo delle missioni marittime. L’obiettivo dichiarato è “dare all’Europa indipendenza e leadership nelle tecnologie di frontiera di physical AI per la gestione di qualsiasi tipo di attività nei mari: civili, industriali, istituzionali e militari”.

I fondatori sono Luciano Belviso, già fondatore di Blackshape nel settore dell’aeronautica, Luca Mascaro, creatore dello studio di design avanzato Sketchin e già chief innovation officer di Bip. Ad affiancarli c’è Davide Dattoli, fondatore di Talent Garden.

L’economia del mare

“Il mare è una delle ultime grandi infrastrutture fisiche naturali non ancora governate dal software”, ha detto Belviso, che è anche amministratore delegato dell’azienda. “È una frontiera ancora largamente inesplorata: oltre l’85% dei fondali non è stato nemmeno mappato con precisione. Eppure è qui, sul nostro pianeta, relativamente accessibile, ma critica per sicurezza, energia, infrastrutture e approvvigionamenti. Per secoli l’uomo ha fatto navi, ora dobbiamo fare sistemi. La convergenza tra robotica avanzata e information intelligence ci permette di iniziare a dominare questo spazio strategico. L’autonomia è la chiave per operare in modo continuo, resiliente e protetto in ambienti estremi, trasformando il mare da spazio opaco a infrastruttura monitorata e gestita”.

Secondo la Banca Mondiale, ha sottolineato Mascaro, il giro d’affari legato al mare “passerà dagli attuali 2.500 miliardi di dollari a 4mila miliardi nel 2035”. In Italia l’economia del mare vale 216,7 miliardi di euro e rappresenta l’11,3% del Pil. A livello globale, per il mare passano l’80% del commercio e il 95% del traffico internet. E il tema è reso ancora più attuale dalla guerra in Iran: si pensi alla questione della chiusura dello stretto di Hormuz, da cui transitano 20 milioni di barili di petrolio al giorno.

“Il governo delle attività marittime”, ha aggiunto Mascaro, “impone urgenza e sistemi affidabili in grado di eseguire compiti complessi e ad alto rischio in totale autonomia”, garantendo “un’interpretazione semplice dei risultati e degli sviluppi da implementare nel tempo”.

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