Funzionari iraniani hanno avvertito che il blocco dei suoi porti da parte degli Stati Uniti comporterà “costi significativi” per l’economia globale e che l’impennata dei prezzi del carburante potrà essere risolta solo se il blocco terminerà, mentre i prezzi globali del petrolio greggio sono nuovamente aumentati lunedì mattina, con Stati Uniti e Iran che hanno preso di mira imbarcazioni in transito nello Stretto di Hormuz.
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Punti chiave
- In un post su X, il primo vicepresidente iraniano, Mohammad Reza Aref, ha scritto che le esportazioni di petrolio dell’Iran non possono essere limitate mentre si “pretende sicurezza gratuita per gli altri” attraverso lo stretto.
- Nel post, ripubblicato dai media statali iraniani, Aref ha avvertito che il mondo deve scegliere: o un “mercato petrolifero libero per tutti” oppure il rischio di “costi significativi per tutti”.
- Il funzionario iraniano ha inoltre sottolineato che la stabilità dei prezzi globali del carburante dipende da una “fine garantita e duratura” delle pressioni economiche e militari contro l’Iran e i suoi alleati.
- Il benchmark globale Brent Crude Futures è balzato oltre i 96 dollari al barile lunedì, invertendo gran parte del calo registrato venerdì dopo che il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, aveva dichiarato lo Stretto di Hormuz aperto a tutte le spedizioni.
- I funzionari iraniani hanno respinto la proposta dell’amministrazione Trump di un nuovo ciclo di colloqui di pace a Islamabad questa settimana.
Approfondimento
In un post su X, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, è sembrato deridere lo status di bene rifugio dei titoli del Tesoro statunitensi e dei trader petroliferi, accusandoli di praticare “vibe-trading”. Ghalibaf, considerato uno dei leader più influenti rimasti in Iran, ha scritto: “Il ‘vibe-trading’ del petrolio digitale è come il ‘vibe-hedging’ nei titoli del Tesoro durante fasi di avversione al rischio legate a Hormuz. Entrambi condividono una stessa costruzione fragile che funziona solo sulla carta”.
Dall’inizio del conflitto, Ghalibaf ha ripetutamente accusato il presidente Donald Trump e la sua amministrazione di usare le notizie sul conflitto per manipolare il mercato. In un post su X del mese scorso, ha preso in giro i post mattutini del presidente su Truth Social, dicendo: “Le cosiddette ‘notizie’ o ‘verità’ pre-mercato sono spesso solo una preparazione alla presa di profitto. In sostanza, sono un indicatore contrario”. Ha ribadito la stessa accusa il 1° aprile, scrivendo: “Citazioni fuori contesto + Fomo costruita ad arte = speculazione di guerra 101”.



