La trasformazione è già in atto, ma ora prende forma in modo strutturato: i marina non sono più infrastrutture di servizio, bensì asset strategici capaci di generare valore lungo tre direttrici chiave, ovvero inclusione, sostenibilità e innovazione. È questo il messaggio che arriva dalla prima tappa 2026 dei Blue Marina Awards, ospitata dalla Base Nautica Flavio Gioia.
Il punto non è più “cosa offre” un porto turistico, ma “che ruolo gioca” nell’economia del territorio. In un contesto in cui la competizione si sposta su qualità, impatto e capacità di fare sistema, i marina diventano hub di connessione tra turismo, comunità locali e filiere produttive. Una ridefinizione che segue le dinamiche già osservate in altri segmenti dell’hospitality, dove esperienza, autenticità e integrazione con il territorio sono diventati driver di crescita.
I Blue Marina Awards si inseriscono in questo scenario come piattaforma abilitante: non un semplice riconoscimento, ma un framework evolutivo che introduce metriche, standard e benchmark in grado di orientare il settore. Come sottolineato da Cosmo Mitrano, presidente della VI Commissione lavori pubblici, infrastrutture, mobilità e trasporti, il valore del progetto sta nella sua natura dinamica, capace di adattarsi al cambiamento e accompagnare la crescita dell’intero comparto.
A Gaeta il confronto ha evidenziato un passaggio chiave: la qualità di un marina non si misura più solo in termini infrastrutturali, ma nella sua capacità di generare impatto. Inclusione e accessibilità diventano indicatori concreti di performance, così come la sostenibilità si traduce in gestione operativa, filiere e processi misurabili. Non più dichiarazioni, ma pura esecuzione.



