Le vendite trimestrali inferiori alle attese mettono sotto pressione Campari Group, che scivola in fondo al Ftse Mib con un calo superiore all’11%. A pesare sono stati i risultati del primo trimestre 2026, con ricavi pari a 643 milioni di euro, in flessione del 3,4% e sotto il consensus degli analisti di 651 milioni. Sul mercato non è bastata la conferma della guidance annuale per rassicurare gli investitori, in un contesto già segnato da volatilità macroeconomica e tensioni geopolitiche che incidono sui consumi e sulla logistica globale.
Il gruppo ha però registrato una crescita organica del 2,9%, mentre l’effetto perimetro (-2,2%) è stato influenzato soprattutto dalla cessione di Cinzano e dalla debolezza del dollaro statunitense e del dollaro giamaicano.
Rallentano le vendite negli Usa
Secondo gli analisti, il divario rispetto alle attese è legato soprattutto alla riduzione delle scorte negli Stati Uniti sui marchi considerati non prioritari, con un impatto stimato di circa 10 milioni di euro, oltre ad alcuni fattori temporanei legati alla distribuzione e alla tempistica degli ordini in Europa. Gli esperti evidenziano però che la debolezza del trimestre sarebbe riconducibile soprattutto a elementi transitori più che a un deterioramento della domanda sottostante.
Dal punto di vista geografico, l’Europa ha registrato una crescita dell’1,9%, mentre il Nord America è salito del 2,2% nonostante il rallentamento legato alle scorte. In forte crescita i mercati emergenti (+12,7%), mentre l’area Asia-Pacifico ha segnato una flessione dell’1,6%, penalizzata dalle difficoltà del canale Global Travel Retail. Proprio il segmento legato ai viaggi ha risentito delle tensioni in Medio Oriente, con un calo del 13,5%.



