Il produttore di chip Micron Technology ha raggiunto per la prima volta martedì una capitalizzazione di mercato di 1.000 miliardi di dollari dopo che le azioni sono salite del 18%, superando quota 890 dollari. A spingere il rally è stato un upgrade di Wall Street che segnala come i chip di memoria siano diventati una delle componenti più importanti nella costruzione dell’intelligenza artificiale, insieme ai chip di elaborazione prodotti da aziende come Nvidia.
Punti chiave
- Gli analisti di Ubs hanno più che triplicato il target price sul titolo portandolo a 1.625 dollari, una valutazione che implica una capitalizzazione potenziale vicina a 1.800 miliardi di dollari nei prossimi 12 mesi.
- L’upgrade rappresenta il target più alto tra le 46 società di Wall Street che coprono Micron, ben al di sopra del consensus di 684,32 dollari rilevato da FactSet.
- Micron è in rialzo del 177% da inizio anno e ha guadagnato oltre l’800% negli ultimi 12 mesi, diventando uno dei titoli con le migliori performance dello S&P 500 nel 2026.
Contesto
Micron produce chip di memoria, ovvero l’hardware che conserva i dati utilizzati da una macchina, distinto dai chip di elaborazione come le Gpu di Nvidia che eseguono i calcoli veri e propri. Per decenni la memoria è stata considerata il lato meno affascinante dell’industria dei semiconduttori: un business di commodity caratterizzato da cicli molto duri, in cui il settore entrava in crisi quando la domanda rallentava e le scorte si accumulavano.
Il boom dell’intelligenza artificiale ha cambiato tutto. I moderni sistemi AI necessitano di enormi quantità di dati posizionati accanto ai processori che li elaborano, trasformando i chip di memoria in una delle componenti più rare e preziose dei server AI.
Micron è una delle sole tre aziende al mondo in grado di produrre questi chip su larga scala, insieme alle sudcoreane Samsung e Sk Hynix. A differenza di concorrenti americani come SanDisk, focalizzati principalmente su chip flash per l’archiviazione a lungo termine dei dati, Micron produce anche chip di memoria ad alta velocità e più “attivi”, che alimentano in tempo reale i processori AI: il segmento che è esploso con il boom dell’intelligenza artificiale.



