Il Consorzio Nazionale Oli Usati (Conou) chiude il 2025 con risultati record nonostante un anno complesso per il settore del riciclo, caratterizzato dalla debolezza dei mercati e dal calo del valore delle basi lubrificanti rigenerate. Secondo il Rapporto di sostenibilità, pubblicato in questi giorni, il sistema consortile ha raccolto 194.500 tonnellate di olio minerale usato, intercettando quasi tutto il potenziale disponibile sul territorio nazionale.
La filiera coinvolge più di 1.980 addetti e rappresenta uno dei modelli più avanzati di economia circolare applicata a livello internazionale. Il rapporto evidenzia inoltre benefici ambientali rilevanti, dalla riduzione delle emissioni climalteranti al risparmio di risorse naturali e idriche. Risultati ottenuti in una fase particolarmente complessa per il comparto, segnata dalla volatilità dei mercati e dalle pressioni economiche sulle attività di recupero e rigenerazione.
Un primato europeo
“Il 2025 dimostra che la sostenibilità non è uno slogan ma la capacità concreta di resistere anche nelle fasi più difficili, garantendo continuità e risultati ambientali”, ha affermato Riccardo Piunti, presidente di Conou. “Abbiamo raggiunto nuovi record di raccolta, mentre un terzo del fabbisogno di lubrificanti in Italia è coperto con le nostre basi rigenerate. È la prova che un modello efficiente può essere sostenibile anche dal punto di vista economico nelle fasi più critiche”.
Il risultato che distingue maggiormente il modello italiano è il livello di circolarità raggiunto: oltre il 98% dell’olio usato raccolto viene rigenerato e trasformato in nuove basi lubrificanti, a fronte di una media europea del 61%. Un primato che conferma la leadership del Conou nell’economia circolare applicata agli oli minerali usati e che, secondo il consorzio, è reso possibile dalla capacità degli impianti italiani di recuperare e valorizzare anche le frazioni più complesse, spesso destinate alla combustione in altri Paesi.



