Sabato, l’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, ha messo fine a un anno di frenetiche speculazioni a Wall Street confermando che il colosso dell’IA non si quoterà in borsa nel 2026; ha definito “poco saggio” procedere con un’Ipo in un clima di crescente preoccupazione per la sicurezza dell’intelligenza artificiale.
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Punti chiave
- Altman – che in precedenza aveva sostenuto una proposta di Anthropic volta a rallentare lo sviluppo dell’IA in attesa che le normative e i protocolli di sicurezza si adeguassero – ha dichiarato che l’Ipo di OpenAI non avverrà nel 2026 perché l’azienda “ha ancora molto da fare”.
- In un’intervista rilasciata ad Alyson Shontell di Fortune Magazine, Altman ha affermato che OpenAI deve poter prendere decisioni non necessariamente orientate agli interessi degli azionisti, inclusa quella di “sospendere” il rapido sviluppo dell’IA per compiere “maggiori progressi in termini di sicurezza e allineamento”.
- Altman ha aggiunto che OpenAI, l’azienda creatrice di ChatGpt, non avverte alcuna “pressione” per una quotazione imminente: “Lo diciamo da tempo: lo faremo quando saremo pronti”.
- In una nota inviata al personale di OpenAI la scorsa estate, Altman aveva spiegato che più l’azienda si avvicina all’auto-miglioramento ricorsivo (ovvero la capacità dell’IA di creare autonomamente nuove IA), più l’Ipo rischia di allontanarsi nel tempo, poiché “la tecnologia e il mondo potrebbero cambiare in modi sorprendenti e potrebbero esserci valide ragioni per rimanere un’azienda privata in quella fase”.
Dichiarazione principale
“Direi di no per il 2026”, ha affermato Altman. “Abbiamo molto lavoro da svolgere, come rispondere alle esigenze attuali in termini di sicurezza e allineamento e gestire la collaborazione tra settore e governi; sono felice di poterlo fare rimanendo un’azienda privata”.
Contesto
Banchieri di Wall Street, esperti e investitori privati erano convinti che il 2026 sarebbe stato l’anno in cui OpenAI avrebbe realizzato la più grande Ipo della storia. OpenAI ha intrapreso i primi passi formali per passare dalla sua struttura di governance no-profit a quella di “Public Benefit Corporation” nel 2025; diverse testate, tra cui il Wall Street Journal, hanno riferito che l’azienda stava gettando le basi preliminari per una quotazione in borsa prevista per l’ultimo trimestre del 2026.



