Good Stories

Il progetto di Borgo Egnazia per salvare la biodiversità pugliese

Nella campagna tra Savelletri e Ostuni, Borgo Egnazia ha costruito una filiera che parte dal recupero di semi antichi e arriva fino ai piatti stellati del Due Camini: 1.000 varietà custodite, un agronomo dedicato e una scommessa su cosa significhi fare ospitalità sostenibile

18 settembre 2026
Borgo Egnazia
Good Stories | Alice Iadecola — Borgo Egnazia
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Scritto da
Alice Iadecola

Raccogliere un seme, pulirlo, farlo essiccare e conservarlo: una piccola azione che è diventata il centro di un intero modello di business per Borgo Egnazia. Questo gesto ha dato vita a un progetto che oggi conta oltre mille varietà custodite e che il resort pugliese racconta con una domanda: può un seme cambiare il mondo?

Tra il mare Adriatico e gli ulivi secolari della Valle d’Itria, Borgo Egnazia è stato costruito fin dall’inizio seguendo l’architettura, i materiali e i colori della tradizione pugliese — tufo, legno, forme che si integrano nel paesaggio invece di imporsi su di esso. È da questa impostazione originaria, più che da una strategia di marketing costruita a posteriori, che il resort fa discendere il proprio approccio alla sostenibilità: non una etichetta da esibire, ma un modo naturale di abitare la terra.

Negli ultimi anni quella filosofia si è tradotta in un progetto concreto che intreccia agricoltura, gastronomia, cultura e comunità, e che ruota attorno a un’unica convinzione: attraverso il recupero dei semi non si salva solo il cibo, ma la memoria genetica, la biodiversità e le tradizioni contadine che, pur mantenendo la propria autenticità, non sono statiche ma in continua evoluzione.

La Casa delle Sementi: il lavoro di Angelo Giordano

Al centro di tutto c’è la Casa delle Sementi, uno spazio fisico dedicato alla raccolta e alla conservazione di varietà vegetali antiche, spesso dimenticate o a rischio di estinzione.

I numeri, aggiornati a partire dal gennaio 2025, restituiscono la portata dell’operazione: 502 varietà recuperate (di cui 180 solo nel 2026), 223 scambiate con altri agricoltori e ricercatori, 344 replicate attraverso la coltivazione. A regime, la Casa custodisce oggi oltre mille varietà, coltivate su quattro ettari con agricoltura rigenerativa, zero chimica di sintesi e un consumo idrico dimezzato rispetto ai metodi convenzionali.

Dietro questi numeri c’è una persona precisa: Angelo Giordano, agronomo, ricercatore e seedsaver originario di Ostuni, che dopo venticinque anni di ricerca e un dottorato in Agronomia all’Università di Bari coordina oggi il progetto degli Orti Rigenerativi del Borgo.

Il modello non ha precedenti diretti nel settore alberghiero italiano: esistono strutture con orti interni e cucine stagionali, ma Borgo Egnazia sarebbe la prima realtà a integrare un ciclo completo — dal recupero del seme alla sua moltiplicazione, fino alla restituzione alla comunità — grazie alla combinazione di un agronomo interno, un legame diretto con gli chef e uno spazio dedicato allo scambio.

Dal seme al piatto

Il percorso è circolare: si cercano semi antichi ormai scomparsi dal mercato, spesso grazie a contadini che li custodiscono da generazioni, si coltivano senza chimica, si raccoglie il nuovo seme e lo si conserva nella Casa delle Sementi finché non ce n’è abbastanza per essere condiviso con altri agricoltori o per tornare in tavola.

È proprio in cucina che questo lavoro prende forma: al Due Camini, dove lo chef Domingo Schingaro (stella Michelin dal 2019) tratta i vegetali come protagonisti assoluti — al punto che due giorni di sole in più o una pioggia improvvisa bastano a cambiarne il sapore — sono finite anche le 230 varietà di pomodoro recuperate nel ciclo primavera-estate 2026, dal Filetto al Green di Vernissage fino al Piennolo del Vesuvio. A Masseria Le Carrube, a Ostuni, lo chef Massimo Santoro racconta invece la stessa materia prima con un registro diverso, tra piatti contemporanei e tecniche antiche.

Una responsabilità che va oltre l’orto

Il progetto non si ferma ai campi: tra Savelletri, Ostuni e Masseria Le Carrube, il Borgo pratica anche lombricultura — circa 80 kg al giorno di scarti vegetali trasformati in humus, dato medio rilevato tra giugno e agosto 2026 a struttura piena — e apicoltura, qui pensata non per il miele ma per sostenere l’impollinazione e l’equilibrio dell’ecosistema.

Un impegno che dal 2024 si traduce anche in certificazioni: il Borgo ha ottenuto quella del Global Sustainable Tourism Council (GSTC) e ha avviato il percorso verso la B Corp, mentre il Due Camini è certificato Plastic Free e sta affrontando la valutazione del Food Made Good Standard.

E proprio mentre quel ciclo continua a rinnovarsi tra i campi e le cucine del Borgo, lo stesso paesaggio sarà protagonista di un altro appuntamento firmato Forbes Italia: il 24 settembre il San Domenico Golf ospiterà la Forbes Golf Championship, il torneo che unisce sport, competizione e networking di alto livello.

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