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Revolut punta alla doppia quotazione: i prossimi passi della fintech da 115 miliardi

Revolut verso l’ipo: il piano di Storonsky per quotarsi a Londra e al Nasdaq. Storia, attacco hacker e numeri della fintech

18 settembre 2026
Nik Storonsky Revolut
Investments | Forbes.it — Nik Storonsky, fondatore e amministratore delegato di Revolut (Photo by Kimberly White/Getty Images for TechCrunch)
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Forbes.it

di PNA

Revolut, grande protagonista delle notizie di cronaca finanziaria, non solo per l’attacco hacker che avrebbe coinvolto circa 680 clienti e per il riscatto da 3 milioni di dollari che, secondo il Financial Times, sarebbe stato chiesto alla fintech UK dagli autori della violazione. Revolut è finita sotto i riflettori anche per le dichiarazioni su una possibile ipo che sono state rilasciate dal ceo e co-fondatore Nik Storonsky.

Intervistato dal quotidiano francese Les Echos, Storonsky ha affermato che la fintech sta valutando l’opzione di avviare un dual listing, ovvero di lanciare una doppia quotazione alla Borsa di Londra e sul Nasdaq di New York. Gli esperti hanno già iniziato a calcolare cosa significherebbe, in numeri, il potenziale sbarco in Borsa. Press Association ha riportato che un’ipo a una valutazione sufficientemente elevata potrebbe trasformare Revolut in una delle maggiori società quotate del Regno Unito, portandola potenzialmente a superare per capitalizzazione anche banche come Barclays e NatWest Group.

Perché il ceo Nik Storonsky preferisce Wall Street rispetto a Londra

È la prima volta che Storonsky parla dell’opzione di un dual listing. Nel 2024, aveva infatti detto che Londra non avrebbe potuto competere con gli Stati Uniti. Il ceo ha sottolineato in ogni caso di puntare su un’ulteriore crescita del business della fintech in Usa in vista di una possibile ipo, con l’obiettivo di rafforzare la posizione di Revolut agli occhi di potenziali investitori a New York.

D’altronde, pur ribadendo che il piano è di una doppia quotazione, Storonsky ha ammesso di preferire tuttora un debutto a Wall Street. Il motivo? Si tratta di “un mercato più grande”, che “comprende investitori istituzionali, hedge fund, gestori di fondi e un numero considerevole di investitori individuali”. Di conseguenza, la scelta è “tra vendere in un mercato piccolo, con pochi acquirenti, oppure in un mercato gigantesco, con un numero enorme di acquirenti che competeranno strenuamente per le nostre azioni. Pertanto, sì, preferiamo gli Stati Uniti.”

Bisognerà tuttavia attendere ancora un po’, prima che l’ipo, di qualsiasi tipo, diventi realtà. La quotazione in Borsa di Revolut potrebbe avvenire infatti indicativamente nel 2028. Le dichiarazioni del ceo hanno riportato in ogni caso al centro dell’attenzione il grande progetto del gruppo: lo sbarco in Borsa.

La storia di Revolut: da startup a gigante da 115 miliardi

Oggi Revolut conta più di 80 milioni di clienti retail e circa 800mila clienti business a livello globale e conferma l’obiettivo di diventare una banca realmente globale. La storia di Revolut è iniziata a Canary Wharf, a Londra, dove i due fondatori Nik Storonsky e Vlad Yatsenko mossero i primi passi nel 2015, dando vita alla fintech all’interno di Level39, l’incubatore tecnologico ospitato nel grattacielo One Canada Square.

Tutto ebbe inizio da un’idea ben precisa, sviluppata dall’attuale ceo e co-fondatore Storonsky: dar vita a una fintech che avrebbe consentito agli utenti di spendere soldi all’estero usando i tassi di cambio interbancari, senza le tipiche commissioni applicate dalle banche. Il modello di business si dimostrò rapidamente capace di attrarre utenti e capitali.

La svolta arrivò per Revolut nel 2018, con un round da 250 milioni di dollari che assegnò alla società una valutazione di 1,7 miliardi, trasformandola in un unicorno. Successivamente, nel 2021, attraverso un ulteriore round di finanziamento che consentì a Revolut di raccogliere 800 milioni di dollari da investitori come il Vision Fund 2 di SoftBank Group e Tiger Global Management, la valutazione balzò a 33 miliardi di dollari, facendo della fintech la startup di maggior valore del Regno Unito.

Nel novembre 2025 la cifra salì a 75 miliardi di dollari, per poi crescere ulteriormente a circa 115 miliardi di dollari, secondo le più recenti indicazioni. La crescita della valutazione di Revolut ha avuto effetti anche sul patrimonio dei suoi due fondatori.

Chi sono i fondatori miliardari

Stando Forbes, la ricchezza del ceo Storonsky, che detiene una partecipazione stimata del 18% in Revolut, ammonta oggi a 18,8 miliardi di dollari. Classe 1984, Storonsky è nato in Russia. Nel 2001 ha iniziato a studiare fisica presso il Moscow Institute of Physics and Technology e nel 2007 ha conseguito una laurea in economia, sempre a Mosca.

Nel 2006 ha iniziato a lavorare presso Lehman Brothers, mentre due anni dopo è passato a Credit Suisse, dove ha ricoperto un ruolo analogo fino al 2013. Sia presso Credit Suisse che in Lehman Brothers, il ceo della fintech è stato trader di derivati azionari dei mercati emergenti, negoziando più di 2 miliardi di dollari in varie opzioni, swap e strumenti Fx. Storonsky è stato nominato European Banker of the Year 2025.

Miliardario è anche il co-fondatore di Revolut Vlad Yatsenko. Cittadino britannico e ucraino, con una laurea specialistica in Informatica, Yatsenko vanta un patrimonio di 2,2 miliardi di dollari. Chief technology officer (cto) di Revolut, è lui l’architetto dell’impianto tecnologico della società. La sua partecipazione in Revolut è stimata a un valore di poco inferiore al 3%.

La sfida sui mercati finanziari

Il caso dell’attacco hacker ha riportato Revolut al centro dell’attenzione, ma per la fintech britannica la partita più importante si gioca su un altro fronte: quello dei mercati finanziari. Dopo essere passata da una startup nata per semplificare i pagamenti a una società valutata circa 115 miliardi di dollari, la prossima grande sfida per Storonsky e Yatsenko sarà portare il gruppo a quotarsi in Borsa. E, se il progetto andrà avanti, così come ha detto oggi il ceo, la quotazione avverrà su due Borse: a Londra e sul Nasdaq.

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