Mentre di comune accordo il mercato dell’IA rallenta, Mark Zuckerberg accelera in piena controtendenza e lancia Muse per sfidare apertamente i giganti dell’IA. Il ceo di Meta gira intorno al progetto di un potente modello di IA Generativa da diverso tempo, e ha già integrato IA dentro le sue app da WhatsApp a Instagram a Facebook. Zuckerberg, che ha studiato programmazione e conosce il funzionamento degli algoritmi di intelligenza artificiale, ha scelto di rendere Muse open source, consentendo a sviluppatori e imprese di creare i propri agenti IA, a differenza di sistemi chiusi come OpenAI e Google Gemini.
Per costruire Muse, il miliardario fondatore di Meta ha inserito come spesa in conto capitale 145 miliardi di dollari per infrastrutture di calcolo avanzate e datacenter, che gli americani cominciano a contestare pesantemente per il loro impatto negativo sull’ambiente. E non sappiamo come accoglieranno l’Hyperion Data Center Campus di Meta gli abitanti di Richland Parish, Louisiana, dove nascerà con 10 miliardi di dollari una struttura di milioni di metri quadri.
La sfida a ChatGpt, Claude e Gemini
Dove punta la strategia di Meta? Con il suo neonato modello Muse (per ora disponibile solo in Usa e Canada) vuole fare concorrenza diretta al colosso ChatGpt, con un miliardo di utenti attivi nel mondo, ma anche a Claude e Gemini. La montagna da scalare è altissima, ma Zuckerberg ama le sfide e gli scontri diretti e Muse nei primi 12 giorni dal lancio è stato scaricato 1,8 milioni di volte contro gli 1,3 milioni di ChatGpt al suo debutto.
Muse gestisce file e applicazioni, può interagire con e-mail, calendari, note, file salvati, messaggi ed è disponibile per il mondo Apple. Muse continua a lavorare su una attività anche dopo che l’utente ha chiuso l’app ed è capace di gestire servizi esterni: gestisce pagamenti, organizza viaggi, prenotazioni e interagisce, previo consenso, con diversi servizi digitali.






