Date a Firenze quel che è di Firenze: la storica pelletteria Gherardini vuole tornare 100% made in Italy

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Riportare in Italia, anzi in quell’angolo di Toscana che l’ha visto nascere quasi 140 anni fa nel cuore del capoluogo, uno dei brand più iconici della pelletteria italiana, Gherardini. È con questo obiettivo che Stefano Pistolesi, titolare dell’omonima pelletteria licenziataria del marchio oggi di proprietà giapponese, sta negoziando un accordo con i manager del Paese nipponico per ottenere la comproprietà del brand e far sì che questo possa tornare a essere interamente made in Italy. A conti fatti, del resto, tanto la produzione quanto lo sviluppo sono ancora saldamente legati alla Toscana: la fase produttiva continua ad avere come fulcro il distretto moda di Scandicci, alle porte di Firenze, mentre gli sviluppi vengono fatti nella città del David insieme alla designer milanese Giorgia Scarpa.

Tutto ciò che attiene alla sfera del business viene portato avanti a Milano, capitale economica del nostro Paese, ma la parte creativa e produttiva del brand Gherardini è ancora decisamente di marca toscana. Pensiamo ai fornitori dei pellami, selezionati tra le concerie di Santa Croce sull’Arno, oppure all’introduzione del tessuto “Softy”, un poliuretano creato all’inizio degli anni Settanta proprio da Maria Grazia Gherardini, e prodotto dalla Gommatex di Prato. Con borse legate a doppio filo all’italianità, nessuna sorpresa se lo scopo di Stefano Pistolesi è quello di riportare in patria la proprietà del brand nato in una bottega di via della Vigna Nuova, a Firenze, nel lontano 1885. “Il valore aggiunto di Gherardini oggi non è dato soltanto dal territorio di riferimento né dalla sua storicità, ma anche da un dettaglio importante”, sottolinea Pistolesi, depositario del brand. “Pur avendo un respiro che va ben oltre i confini italiani, l’azienda non fa parte di alcun gruppo internazionale. È vero che la proprietà è giapponese, ma la gestione è completamente nelle mani di un produttore italiano”.

Il ritorno in Toscana

Nel recente passato, le vicende dell’imprenditore Pistolesi – titolare di OnlyLeather, fondata nel 2000 ma a sua volta retaggio di un’altra azienda nata agli inizi degli anni Novanta – si sono incrociate con quelle del brand Gherardini. Era il 2016 quando la Pistolesi Pelletterie, sorta dopo il fallimento della maison fiorentina Braccialini (che aveva preso in gestione il marchio Gherardini) ricevette un’offerta dalla proprietà giapponese del brand, con la richiesta di diventarne licenziatario e produttore worldwide. “All’improvviso”, racconta ancora Pistolesi, che all’epoca già lavorava all’interno della Gherardini essendo entrato nel mondo dell’alta pelletteria all’età di 15 anni, formatosi nei laboratori del centro storico fiorentino, “ci siamo trovati in mano un marchio di grande valore: dopo che la famiglia Gherardini cedette al gruppo giapponese Watanabe, il marchio rimase in mano a un curatore e nel 2000 venne acquistato da Misaki che era già distributore e divenne proprietario”. Con ancora 13 anni di contratto con la proprietà giapponese, i tempi ci sono tutti affinché Gherardini possa rientrare in Toscana.

Un’operazione di valore non solo per la produzione – oggi a Scandicci vengono realizzate circa 160mila borse l’anno, dando lavoro a 25 dipendenti, che diventano un centinaio considerando l’indotto formato da una manciata di aziende esterne – ma anche per un patrimonio storico come il museo aziendale, dove sono conservate borse che vanno dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri. Non va dimenticato che la Gherardini si è spostata da Firenze a Scandicci alla metà degli anni Cinquanta, ed è il brand più storico tra quelli del distretto, come testimonia anche la sua presenza in numerosi film italiani negli anni Sessanta e Settanta.

Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti, e oggi la donna che sceglie le borse Gherardini ha un identikit ben definito: “È una signora dai 40-45 in su – conferma Stefano Pistolesi – e non è soltanto italiana: vendiamo in Giappone, certo, ma anche alle latitudini più diverse, dalla Svezia al Messico fino alla Spagna”.

La storia di Gherardini

E dire che tutto ebbe inizio nel 1885 – lo stesso anno in cui venne inventata la prima motocicletta e costruito il primo grattacielo, a Chicago – quando a Firenze Garibaldo Gherardini aprì un laboratorio artigianale specializzato nella lavorazione di astucci. Una fucina creativa che si mise sin da subito in luce per il carattere innovativo imposto dal suo fondatore. Infatti, nello stabile di via della Vigna Nuova, l’abilità nella lavorazione del cuoio e della pelle si univa a uno spiccato gusto per le idee innovative, come testimonia l’invenzione delle doppie chiusure in oro e pietre, lavorate con tanta perizia da diventare pezzi unici. L’amore per la sperimentazione e la creatività diventarono in breve tempo uno dei tratti distintivi dell’azienda, insieme alla ricercatezza e alla cura dei dettagli.

Negli anni successivi, queste componenti si imposero all’attenzione generale e la filosofia di Garibaldo Gherardini fu portata avanti dai figli Gino e Ugo. Sotto la loro supervisione, il marchio riuscì ad allargare la sua produzione nel settore delle borse, della piccola pelletteria e degli impermeabili, diventando una realtà di spicco del settore. Grazie alla nuova immagine voluta da Gino e Ugo, le celebri G della griffe fiorentina si diffusero in tutto il mondo. Infatti, agli inizi degli anni Cinquanta, la Gherardini era conosciuta non solo sul mercato italiano, ma anche all’estero.

L’arrivo di Softy

Ma fu il 1969 che consacrò il brand come una firma di spicco nel mondo della moda. Proprio in quell’anno infatti venne brevettato Softy, un filato estremamente leggero, precursore del nylon, e fu lanciato l’uso dei tessuti plastificati al posto dei pellami. Nei primi anni ’70 il successo del marchio sembrava ormai inarrestabile: il celebre monogramma compariva sui set da viaggio, che oggi come allora comprendevano valigie rigide, borsoni morbidi, borselli da bicicletta, trousse, beauty case, shopping e ventiquattrore, e si estendeva ai sabot, agli ombrelli e ai foulard. Alle sfilate buyer e giornalisti accorrevano sempre più numerosi e molti personaggi famosi sceglievano capi e accessori griffati Gherardini per il proprio guardaroba.

Al netto delle vicende societarie, a quasi 140 anni dalla sua fondazione, Gherardini continua a declinare la creatività in alta artigianalità, perfetto esempio di quella moda italiana contraddistinta da bellezza ed eleganza. E il sogno di Stefano Pistolesi – riportare in Toscana ogni aspetto del brand – non è poi così lontano dal diventare realtà.

L’articolo Date a Firenze quel che è di Firenze: la storica pelletteria Gherardini vuole tornare 100% made in Italy è tratto da Forbes Italia.

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