
Quanto peseranno le disavventure di Facebook sulla prossima offerta a Wall Street di Spotify? La frana di Snap e soprattutto di Twitter, precipitata del 10% sull’onda dello scandalo di Cambridge Analytica, complicherà l’esordio delle prossime matricole digitali, già discusse per le modalità scelte per il debutto?
A giudicare dai precedenti, è difficile che Daniel Ek, fondatore e leader di Spotify, si lasci intimidire dal sentiment negativo del mercato per i titoli del web o che, tantomeno, decida di rinviare lo sbarco in Borsa, non preceduto da un’Ipo, già fissato per il 3 aprile. Una conferma arriva dalla presentazione agli analisti avvenuta in un locale alla moda di Tribeca il 16 luglio scorso: Ek era vestito in jeans (Zuckerberg nel 2012 scelse l’ormai tradizionale felpa), affiancato dall’ex manager di Lady Gaga invece che da un banchiere d’affari e accompagnato da una canzone dei Velvet Undergound (I’m Waiting for the Man) dedicata ad uno spacciatore di eroina. Un palcoscenico insolito scelto per illustrare i “rischi dell’investimento”, come vuole la Sec prima di concedere il via libera all’ingresso di una matricola a Wall Street. In genere la comunicazione avviene in occasione della presentazione del prospetto dell’Ipo, ma Spotify ha scelto di entrare sul mercato senza una preventiva offerta di azioni attraverso una banca d’affari. E così i dati sono stati illustrati dall’investor relator Paul Vogel in una situazione insolita, accompagnata dalla musica di Ed Sheeran.
A completare il quadro, va detto che nel corso degli ultimi anni il titolo è stato scambiato fuori mercato a vari prezzi fino ad una valutazione – in deal recenti – superiore ai 20 miliardi di dollari. Ma questi risultati, sostiene il fondatore, devono ora essere confermati da un mercato ufficiale, in grado di garantire agli attuali soci la necessaria liquidità. Ma senza offrire, almeno per ora, nuovi titoli in un’Ipo, destinata ad arricchire solo le firm di Wall Street che, probabilmente, aspetteranno al varco la matricola. Nonostante i rischi, Ek ha voluto sottolineare la “diversità” della quotazione della società leader dello streaming musicale che, dati a fine 2017, conta ogni mese 159 milioni di utenti, di cui 71 milioni con un abbonamento a pagamento, cioè il doppio di quanti ne può vantare Apple Music.





