
Si chiama Premio Turing (in onore di Alan Turing, pioniere dell’intelligenza artificiale), è considerato il Premio Nobel per l’Informatica ed ogni anno è l’Association for Computing Machinery (ACM) a decidere a chi assegnarlo. In 52 anni di storia solo una volta è riuscito ad aggiudicarselo un italiano, si chiama Silvio Micali, è professore al MIT di Boston ed è ritenuto il più importante informatico italiano nel mondo.
La sua storia inizia dopo la laurea in Matematica alla Sapienza di Roma e il dottorato in Informatica a Berkeley quando durante un corso sulla teoria dei numeri sente parlare per la prima volta di crittografia, allora agli albori. Se ne innamora e decide di dedicare i suoi studi ed il suo lavoro a quella materia nuova e così complessa. C’era un vuoto enorme intorno al settore ma già si intuiva che sarebbe stata una disciplina rivoluzionaria in molti campi, ed è proprio questa voglia di attaccare l’ignoto ed anticipare questa rivoluzione che permette a Silvio Micali di gettare le basi di molte teorie e tecniche crittografiche, trovare le prime definizioni e sperimentare le sue geniali soluzioni. È così che, “con una buona dose di fortuna” come lui stesso ama spesso ripetere, insieme alla collega Shafi Goldwasser arrivano a creare le fondamenta di quello che a tutti gli effetti oggi chiamiamo “e-commerce”.
E pensare che tutto iniziò con un gioco. Sì perché Silvio Micali e Shafi Goldwasser a Berkeley giocavano al telefono a poker e avevano individuato uno schema di criptazione dei dati che permettesse di concludere le partite in estrema sicurezza. Solo più avanti si accorsero che questa intuizione poteva essere applicata a dinamiche molto più complesse ed importanti come ad esempio le transazioni su internet. Quando gli si chiede quanto sia stato difficile questo percorso, nella risposta di Micali traspare l’umiltà e la gratitudine che solo i veri geni possono vantare: “Da giovani studenti abbiamo preso seri rischi e subito molti rifiuti, ma per fortuna anche ricevuto preziosi incoraggiamenti dai nostri mentori. Sono fiero che altri abbiano proseguito nel solco delle nostre ricerche”. Non c’è conferenza o lectio magistralis in cui l’informatico non citi e ringrazi i suoi mentori e professori, come il celebre matematico Corrado Böhm.

È forse proprio questa umiltà unita alla positività di Silvio Micali che gli permette di innovare e adattarsi continuamente ai cambiamenti. Oggi, infatti, la crittografia (soprattutto per merito suo) è ben diversa rispetto a 30 anni fa, ma lui non ha mai smesso di esplorare nuovi mondi. Per questo motivo non poteva perdere il treno di quella che a detta di molti esperti è una delle tecnologie più innovative del XXI° Secolo: la Blockchain. Apprezza l’idea geniale di bitcoin ma la considera incompleta e da perfezionare, come lui stesso ci spiega: “La tecnologia proof of work con cui bitcoin genera la catena di blocchi ha tre enormi problemi: spreca troppa energia, ha dato vita a un nuovo potere centralizzato e può generare troppe ambiguità, letali nella finanza.”






