
di Stefano Cocco (tratto dal numero di luglio di Forbes)
Siamo a Senigallia, seduti nella sala dell’ultimo (in ordine di tempo) tre stelle Michelin italiano: Uliassi. Il ristorante è di proprietà di due fratelli: Mauro e Catia. Cresciuti nel commercio, in un bar gestito dallo zio, hanno iniziato questa avventura trent’anni fa, quasi per gioco. Ora vantano una brigata di circa trenta persone. La sala di Uliassi si poggia su due colori portanti: il bianco e il blu, in pieno stile marinaro. La mise en place è semplice ma ordinata, si esalta all’arrivo dell’Amuse bouche (l’aperitivo) con il quale iniziamo a scaldare bocca, anima e cuore. Parliamo di Wafer di foie gras e una finta oliva ascolana con mandorla croccante. Anche il pane è pazzesco, soprattutto se condito con del burro all’ostrica.
Il menu di Uliassi, però, non è interamente incentrato su specialità di mare. Anzi. La carne e la cacciagione trovano il loro giusto spazio nelle creazioni dello chef. Tra le opzioni proposte dalla carta, decidiamo di affidarci al Lab 2019: le nuove sperimentazioni del cuoco marchigiano.




