
Il mercato dell’arte, storicamente legato alla visione delle opere d’arte dal vivo, da diversi anni sta sviluppando modalità di fruizione sempre più staccate dall’esperienza fisica, che fanno uso di supporti di carattere digitale.
Sono passati diversi anni dal lontano 2011, quando nasceva la prima fiera d’arte integralmente online, ovvero la VIP Art fair, fiera esclusivamente pensata online su una piattaforma dedicata, varata da alcuni grossi partner come i galleristi James Cohan, collezionisti come Jonas e Alessandra Almgren. La fiera, gestita con un sistema classico ad invito, permetteva ai collezionisti di visitare gli stand virtuali delle loro gallerie, e di acquistare opere contattando gli staff in chat appositamente dedicate. La fiera fu un fiasco, tanto da non vedere più altre edizioni.
Ora a distanza di nove anni, il modello online ritorna in auge. Il contesto è certamente molto cambiato: in dieci anni il mercato delle opere digitali si è sviluppato moltissimo, è diventato molto più maturo sul tema della fruizione e dell’acquisto digitale, tanto da aver dato origine ad una nuova generazione di collezionisti oggi più maturi e capaci di fare scelte ragionate. Il fenomeno più recente è un po’ differente: le maggiori gallerie stanno sviluppando delle online viewing rooms che, a supporto di mostre e di fiere, permettono di raggiungere anche i collezionisti più impegnati e recalcitranti a partecipare. Secondo siti accreditati come Artnet, Larry Gagosian, partner del sito Artsy, avrebbe venduto tramite una viewing room digitale appositamente dedicata un’opera di Albert Oehlen per una cifra non irrisoria, pari a 6 milioni di dollari. La modalità di fruizione digitale non sostituisce quella fisica, ma è concepita a supporto di processi decisionali di acquisto.
Questa nuova formula torna prepotentemente a supporto degli operatori dell’arte in un momento come questo in cui i viaggi e le comunicazioni sono resi difficili a causa della pandemia del COVID-19 Coronavirus.






