
Cambiare per crescere, non rimanendo ancorati a un modello di business non più redditizio. È con questa convinzione che la Lega di Serie A ha deciso di dire di sì – come riporta una nota ufficiale – al mondo del private equity e alla cordata di fondi di investimento affascinati dall’ipotesi di poter annoverare nel loro portafoglio tutto ciò che orbita attorno al massimo campionato di calcio italiano.
Diritti tv, ricavi commerciali e strutture. Sono questi i tre principali obiettivi che ruotano intorno a questa nuova grande fusione sportiva-finanziaria e che subiranno una trasformazione, sia dal punto di vista prettamente economico, sia dal punto di vista di ammodernamento.
Come cambia la Serie A con i fondi di investimento
Anche se ancora la Lega Serie A non ha deciso a quale fondo di investimento tendere la mano, visto che da una parte c’è l’offerta del trio Cvc-Advent-Fsi da 1,625 miliardi e dall’altra quel del duo Bain-Nb Renaissance da 1,35 miliardi (entrambe con meccanismo di minimi garantiti da 1,5 miliardi di ricavi annui, anche se con modalità diverse), una cosa certa: il massimo campionato di calcio italiano, con tutti i suoi interessi economici (e non) annessi, darà vita ad una nuova media company.
Questo, senza dubbio, è il più grande cambiamento che la Serie A si avvia a realizzare in un momento molto delicato per l’industria del pallone che a causa della crisi innescata dal Covid-19 ha subito e sta subendo importanti perdite economiche. La chiusura degli stadi, la diminuzione dei trasferimenti, la lotta economica sui diritti tv e la svalutazione economica delle rose, solo per citarne alcuni esempi, lo dimostrano.



